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MOSÈ CON LE TAVOLE DELLA LEGGE E L'ADORAZIONE DEL VITELLO D'ORO measurements note 130 x 180 cm. siglato in basso al centro: DG olio su tela PROVENANCE Collezione Arch. Moretti; Sul mercato antiquario, Roma, durante gli anni Cinquanta. LITERATURE G. Sestieri, in G. Sestieri & B. Daprà, Domenico Gargiulo detto Micco Spadaro, Milano 1994, pp. 85-6, cat. 19, illustrato. NOTE Paesaggista raffinato e fantasioso, Domenico Gargiulo - detto anche Micco Spadaro perché proveniente da una famiglia di fabbricanti di spade - fu uno degli interpreti più importanti del Seicento napoletano. I suoi dipinti raffigurano come temi quasi esclusivi la città e la costa partenopea dell'epoca, mai interpretate in modo puramente documentario, sempre anzi rese con un punto di vista estremamente scenografico. La sua formazione avvenne presso Aniello Falcone, nella cui bottega entrò da ragazzino e dove ebbe occasione di incontrare Andrea de Lione e Salvator Rosa. Parimenti subì l'influenza dell'opera di Jacques Callot dalle cui stampe trasse ispirazione per l'esecuzione di molte delle figure che animano le sue composizioni. La tela che presentiamo appartiene all'attività giovanile dell'artista, come evidenziano alcuni caratteri che condivide con le altre opere del periodo, in particolare le affinità con la produzione di Bernardo Cavallino. Il naturalismo e la raffinatezza che caratterizzano le figure danzanti in secondo piano e le figure principali di Mosè e del soldato sono infatti di ascendenza cavalliniana, mentre i personaggi adoranti, nelle loro pose graziose e raffinate, mostrano l'influenza di Johann Heinrich Schönfeld. Il quadro è databile alla prima metà del quinto decennio del Seicento, in un momento di poco successivo all'esecuzione del Trionfo di Costantino e del Trionfo di Vespasiano nel Museo del Prado di Madrid (G. Sestieri e B. Daprà, vedi Bibliografia, p. 81, cat. nn. 17-18, illustrati). Un disegno di Gargiulo raffigurante un suonatore di tromba che si trova al Kupferstichkabinett di Berlino ed è stato indirettamente connesso con questa coppia di dipinti appare (come nota Sestieri) "in più stringente relazione con gli analoghi personaggi del nostro quadro, anche se di essi non si può considerare preparatorio". L'inquadratura prospettica, con la vallata sullo sfondo che trasmette massima profondità alla scena, dimostra una capacità e una maturità artistica già notevoli. È possibile che Gargiulo abbia concepito il quadro come pendant del Mosè e Aronne che raccolgono le offerte per la costruzione del Tempio di collezione privata napoletana, che è di dimensioni analoghe (131 x 181 cm.) ed è parimenti siglato (illustrato da B. Daprà, in Micco Spadaro ai tempi di Masaniello, catalogo della mostra, Napoli, Certosa di San Martino, 20 Aprile--30 Giugno 2002, pp. 120-21, cat. n. 48). Le composizioni dei due quadri si richiamano a vicenda, con le figure cavalliniane che si muovono nel medesimo ampio paesaggio collinare e le figure sullo sfondo eseguite con le stesse rapide pennellate. Entrambe le opere mostrano una straordinaria capacità tecnica e un'estrema raffinatezza pittorica.