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(Firenze, 1570 - 1661) La Madonna con il Bambino che appare a San Francesco Firmato in basso a sinistra: Franc. Curradi P. 1614 Olio su tela, cm 235X173,5 Provenienza: Milano, Casa d'Aste Alfredo Geri Milano, in deposito presso il Museo dei Cappuccini Milano, collezione privata Bibliografia: T. Tovaglieri, Un dipinto firmato e datato di Francesco Curradi, in Prospettiva 179-180, luglio-ottobre 2020, pp. 103-108 L'opera in esame presenta chiari stilemi fiorentini e puntuali sono i confronti con le opere autografe di Francesco Curradi, prolifico creatore d'immagini a tema sacro che, affrancatosi dalla tarda maniera, si attenne alle formule illustrative riformate. Possiamo altresì cogliere come l'artista si applichi a un disegno accurato esprimendo una sigla sobria per chiarezza narrativa e partitura cromatica. Allievo del tardomanierista Giovanni Battista Naldini, nel 1590 Curradi è iscritto all'Accademia del Disegno, dimostrando il proprio talento grafico ed evolvendo il proprio stile guardando le opere di Santi di Tito, del Cigoli e in modo particolare del Passignano e Gregorio Pagani. Il suo stile, caratterizzato da una semplificazione formale di notevole impatto spirituale, gli consentì di ottenere numerose commissioni ecclesiastiche. Altrettanto nutrito è il catalogo delle opere destinate al collezionismo privato che mostrano, in modo particolare durante la maturità, una maggiore raffinatezza d'esecuzione, in cui l'autore si concentra a descrivere la raffinatezza dei tessuti con una conduzione che influenzerà molti pittori fiorentini, tra cui Cesare Dandini che fu suo allievo, Jacopo Vignali e Carlo Dolci. Tornando alla pala qui presentata non conosciamo la sua antica collocazione e la sua costruzione scenica riflette altre creazioni dell'autore. La Vergine, ad esempio, la ritroveremo qualche anno più tardi nel dipinto già Christie's del 9 dicembre 1994, lotto 356, e una simile composizione, ma a figure invertite, fu esitata presso la Christie's di Roma il 22 dicembre 1988, lotto 276 (olio su tela, cm 198x144). Detto questo e appurato criticamente il legame con l'immaginario controriformato e una sostanziale impermeabilità di Curradi alle innovazioni del naturalismo capitolino, Tovaglieri osserva che la tela in esame fa pur scorgere una riflessione sugli esempi emiliani e di Ludovico Carracci in particolare, percepibile nella dilatazione 'embrionale delle forme' e l'inedita apertura paesistica sia pur ripiegata ai modelli del Cigoli. Tuttavia, i toni tipicamente eleganti e raffinati della pittura del Seicento fiorentino sono qui reiterati con la tipica eleganza formale e cromatica. Bibliografia di riferimento: G. Cantelli, Repertorio della pittura fiorentina del Seicento, Fiesole 1983, ad vocem S. Bellesi, Catalogo dei pittori fiorentini del '600 e '700, 3 voll. Firenze 2009, I, ad vocem F. Baldassari, La Pittura del Seicento a Firenze, Indice degli artisti e delle loro opere, Torino 2009, pp. 234-251