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(Comunanza, 1660 - Roma, 1738) Ritratto di bambina con tamburello Olio su tela, cm 26,5X21,5 Provenienza: Milano, collezione privata Databile all'ultimo decennio del XVII secolo, il dipinto trova confronto con i ritratti di bambini pubblicati da Claudio Maggini su segnalazione di Federico Zeri (cfr. Maggini, pp. 100-101). La datazione trova conferma nella stesura vivace e barocca, ma altresì attenta a descrivere con dovizia i gioielli indossati dalla fanciulla. La tipologia illustrativa è tipica dell'artista, che ritrae scene di vita quotidiana soprattutto legate al mondo dell'infanzia. La formazione di Amorosi avvenne con il conterraneo Giuseppe Ghezzi e seguitò con il figlio di questi, Pier Leone, e la sua fortunata carriera è testimoniata da Lione Pascoli, suo biografo ed estimatore, riferendo una notorietà che si diffuse in Europa e 'ebbe molte e molte commissioni da diverse città e passate i monti moltissime ne ebbe anche fuori'. Detto ciò, l'arte dell'Amorosi connota l'evoluzione della pittura bambocciante e di genere sull'esempio di Eberhard Keilhau detto Monsù Bernardo (Helsingør, 1624 ; Roma, 687) con il quale fu sovente confuso. Fu grazie agli studi di Roberto Longhi (1934/1938) e Federico Zeri che si è giunti a una corretta delineazione del catalogo, a dispetto di Eugenio Battisti ancora orientato su errate posizioni critiche (E. Battisti, Antonio Amorosi e non Monsù Bernardo, in Commentari, V, 1954, I, pp. 79). Nondimeno, questo abbreviato excursus di studi ci obbliga a riflettere sul valore attribuito all'Amorosi dalla migliore critica del '900 indagando gli sviluppi della pittura di genere d'età barocca e sul carattere volutamente antiaccademico di un artista che si mostra altrettanto abile nella pittura 'eroica' e di storia, come ben evidenzia Antonella Pampalone (cfr. A. Pampalone, Nuove considerazioni su alcuni aspetti della pittura sacra di Antonio Amorosi, in Proposte e ricerche. Economia e società nella storia dell'Italia centrale, n. 54, a. XXVIII, 2005, pp. 148-189). L'opera è corredata da una perizia di Mina Gregori. Bibliografia di riferimento: R. Longhi, Monsù Bernardo, in La Critica d'Arte, III, 1938, pp. 121-130 F. Zeri, Eberhard Keilhau, una tela e una tavola, in Paragone, 1953, n. 45, pp. 155-164 A. Lo Bianco, Alcune considerazioni sull'attività di Antonio Amorosi, in Antologia di Belle Arti, 7-8, 1978, pp. 286-294- C. Maggini, Antonio Mercurio Amorosi pittore (1660-1738), Rimini 1996, p. 108-109, n. 18 c. O. Virgili, in Antonio Amorosi. Vita quotidiana nel 700. Catalogo della mostra, Venezia 2003, p. 58, n. 9 Antonio Mercurio Amorosi, 1660-1738. La cultura figurativa del '700 tra le Marche e Roma, catalogo della mostra a cura di C. Maggini e S. Papetti, Roma 2016, ad vocem