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(Anversa, ca. 1485 - 1540/1) Gesù bambino e San Giovannino Olio su tavola, cm 67X58 Provenienza: Genova, collezione Gerolamo Balbi Genova, collezione marchese Zoagli Genova, collezione Mameli Genova, collezione privata Bibliografia: F. Alizeri, Guida artistica per la città di Genova, Genova 1847, II, p. 1349 P. Boccardo, Dipinti fiamminghi del Secondo Cinquecento a Genova: il ruolo di una collezione Balbi, in Pittura fiamminga in Liguria. Secoli XIV-XVII, a cura di P. Boccardo, C. Di Fabio, L. Tagliaferro, Milano 1997, p. 160, note 26-27; p. 164, fig. 12 G. Zanelli, Pittura Fiamminga a Genova all'inizio del XVI Secolo: il 'caso' Joos van Cleve, in Joos van Cleve e Genova. Intorno al Ritratto di Stefano Raggio, catalogo della mostra a cura di F. Simonetti, G. Zanelli, Firenze 2003, pp. 63-64 nota 141 (citato) G. Zanelli, nell'Età di Rubens, catalogo della mostra a cura di P. Boccardo con la collaborazione di C. Di Fabio, A. Orlando e F. Simonetti, Milano 2004, pp. 182-183, n. 22 Proveniente dalla collezione di Gerolamo Balbi, il dipinto è ricordato nell'inventario del 1649 come 'Christo e S. Gio. Batta nudi sopra un cossino verde di Anversa'. L'iconografia dell'abbraccio tra Gesù Bambino e San Giovannino si deve a un prototipo di Leonardo da Vinci, di cui rimangono svariate memorie nella sua produzione grafica e pittorica, nonché in quella dei suoi allievi (cfr. F. Moro, Spunti sulla diffusione di un tema leonardesco tra Italia e Fiandra sino a Lanino, in I leonardeschi a Milano: fortuna e collezionismo, atti del convegno internazionale, Milano 25-26 settembre 1990, a cura di M. T. Fiorio e P.C. Marani, Milano 1991, pp. 120-140), mentre l'ispirazione è desunta dal testo apocrifo delle Meditationes Vitae Christi dello Pseudo Bonaventura risalente agli inizi del secolo XIV. L'immagine ebbe notevole diffusione in ambito lombardo, ma altrettanta fortuna riscosse in Fiandra, da parte di Quentin Matsys e in modo particolare grazie a Joos van Cleve. A questo proposito è immediato il confronto tra la nostra opera è quella autografa custodita presso l'Art Institute di Chicago datato dalla critica tra il 1620 e il 1625, (olio su tavola, cm 74,7x57,6; cfr. J. Oliver Hand, Joos van Cleve: The Complete Paintings, New Haven e Londra 2004, pp. 98-99, 164, n. 81, fig. 104), ma non poche sono le repliche eseguite dalla bottega del maestro come quella conservata al Museo Nazionale di Capodimonte (cfr. B. Molajoli, Notizie su Capodimonte. Catalogo delle Gallerie e del Museo, Napoli 1964, p. 43), come altrettanto calzanti sono le analogie con quella esitata dalla Sotheby's di New York il 25 gennaio 2001, lotto 33.