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(Roma, 1659 - 1730) Natura morta Olio su tela, cm 74,5X100 Provenienza: Londra, Galleria M. Koester (1967) Collezione privata Esposizioni: Londra, Galleria M. Koester, Duke Street 38, 9 ottobre ; 20 dicembre 1967 Bibliografia: Apollo settembre 1967 Archivio Zeri, n. 89164 Databile alla fine del XVII secolo o ai primissimi anni del secolo successivo, l'opera per chiare motivazioni di stile e qualità si profila quale importante aggiunta al catalogo di Giovanni Paolo Castelli detto Spadino (Roma 1659-1730). L'esuberanza decorativa barocca, la puntuale descrizione dei frutti e l'ambientazione sono indizi inequivocabili altresì mutuati degli esempi del Campidoglio e del fiammingo Abraham Brueghel, segnando l'evoluzione della natura morta capitolina del secondo seicento. Sulla sua formazione non si deve tralasciare l'apporto del tedesco Christian Berentz (documentato in Italia dal 1689), in modo particolare per l'attenzione alla regia luministica che delinea con lucentezza le forme e impreziosisce le tonalità cromatiche. Ciononostante, il segno netto e la luminosità indicano un'analogia con la tela già di Costantino Nigro datata 1703 (Bocchi 2005, fig. GPS10) e in modo particolare con quella di collezione privata resa nota dal Bocchi, per la simile felicità cromatica e 'gioiosa eccedenza', esiti che rappresentano l'apice dei risultati naturalistici della natura morta barocca (Bocchi 2005, fig. GPS 11). Bibliografia di riferimento: L. Salerno, La Natura morta italiana, 1560-1805, Roma 1984, pp. 265-269 L. Laureati, L. Trezzani, La natura morta postcaravaggesca a Roma, in La Natura morta in Italia, Roma 1989, II, pp. 728-753 L. Trezzani, Giovanni Paolo Castelli, in La Natura morta in Italia, Roma 1989, II, pp. 836-842 G. Bocchi, U. Bocchi, Naturalia. Nature morte in collezioni pubbliche e private, Viadana 1992, ad vocem G. Bocchi, U. Bocchi, Pittori di natura morta a Roma. Artisti italiani 1630-1750, Viadana 2005, pp. 591-624