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(San Giovanni Bianco, 1609 - Bergamo, 1679) Apparizione di Gesù Bambino a Sant'Antonio da Padova Olio su tela, cm 70,3X54,3 Riconosciuto alla mano di Carlo Ceresa da Massimo Pulini, la tela, sia pur sporca e con una vernice ingiallita, mostra una stesura pittorica ben conservata e di alta qualità, percepibile osservando gli incarnati e il tessuto del saio. Il tema della visione di Sant'Antonio fu più volte affrontato dall'artista e ricordiamo in questa sede la pala conservata nella chiesa di San Pancrazio a Gorlago che, datata al 1652-1655, offre altresì un utile spunto cronologico (D. Bonfatti, in Carlo Ceresa.. 2012, pp. 210-211. N. 75). Infatti, la conduzione e la tipologia dei volti trovano maggiori analogie rispetto alla tela di Brancilione del 1663, dal carattere fortemente mistico e drammatico (D. Bonfatti, in Carlo Ceresa.. 2012, pp. 212-213. N. 76). Nel nostro caso si scorgono altre similitudini con il Sant'Antonio di Alzano Lombardo che risulta donato da Pietro Pelliccioli nel 1656 e con la tela di Mezzoldo del 1658 (Vertova, p. 703. 587/169). Detto questo, la fortuna illustrativa inerente al santo padovano si spiega grazie alla sua elezione nel 1652 a compatrono della città di Bergamo e proprio nel corso del Sesto decennio vediamo l'autore concepire queste immagini la cui consuetudine compositiva è caratterizzata da una umana dolcezza emanata dall'abbraccio del Bimbo da parte di un giovane a occhi chiusi. Giovane le cui fattezze emanano ancora un'eco degli insegnamenti di Daniele Crespi, ma anche una intonazione che tradisce influenze del classicismo emiliano di Reni e Guercino. Si ringrazia Massimo Pulini per l'attribuzione. Bibliografia di riferimento: U. Ruggeri, Carlo Ceresa. Dipinti e disegni, Bergamo 1979, ad vocem L. Vertova, Carlo Ceresa, in I Pittori Bergamaschi. Il Seicento, Bergamo 1984, II, pp. 403; 733 Carlo Ceresa. Un pittore del Seicento lombardo tra realtà e devozione, catalogo della mostra, a cura di S. Facchinetti, F. Frangi, G. Valagussa, Cinisello Balsamo 2012, ad vocem