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Alessandro Salucci (attr. a)

Sold for €2,000 at Wannenes Art Auctions on Mar 5, 2024.

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(Firenze, 1590 - Roma, 1655) Veduta portuale di fantasia con edifici monumentali, vascelli e figure Olio su tela, cm 75X100 I dipinti si devono ricondurre al catalogo di Alessandro Salucci, la cui riscoperta si deve a Busiri Vici nel 1962 (cfr. A. Busiri Vici, Fantasie Architettoniche di Alessandro Salucci, in Capitolium, anno XXXVII, n. 12, dicembre 1962). L'artista è documentato a Roma nel 1628 quando lavora con Andrea Sacchi e Pietro da Cortona agli affreschi di Villa Sacchetti, oggi Chigi, a Castel Fusano, ma ben presto intraprese una carriera autonoma ricevendo importanti commissioni pubbliche e private, lavorando nella distrutta Chiesa di Sant'Elisabetta dei Fornari e in Santa Maria in Vallicella. La sua arte risente altresì degli insegnamenti di Viviano Codazzi ma, come ben sottolinea il Sestieri, per evidenti motivi generazionali il nostro fu certamente un precursore della pittura di capriccio e a pieno titolo partecipe della temperie barocca. A lui deve aver guardato il Ghisolfi ed entrambi, insieme al Codazzi, furono d'ispirazione per Giovanni Paolo Pannini. Scorrendone la produzione è comunque evidente che le creazioni si distinguono per una maggiore creatività, vi si riscontra una conoscenza attenta dell'architettura romana di diverse epoche ed è condivisibile con il Busiri il pensiero che: 'Se in Viviano Codazzi predomina il pittore di vedute realistiche, Salucci è sempre un fantasioso che integra la realtà di un dettaglio all'inventiva della sua composizione', riuscendo ad amalgamare con raffinata eleganza i principali monumenti della città eterna sciogliendone i profili attraverso delicate atmosfere dorate, in analogia con le celebri prospettive al tramonto di Claude Lorrain. Un altro aspetto importante che caratterizza lo studio del Salucci è il distinguere le diverse collaborazioni da lui avute con i pittori di figura, come Jan Miel, Michelangelo Cerquozzi e Johannes Lingelbach, che evidenziano una contiguità con la cultura dei bamboccianti (cfr. G. Briganti, L. Laureati, L. Trezzani, I Bamboccianti, Roma 1983, pp. 250-285). Da questo punto di vista la ricerca non ha ben approfondito la genesi di queste opere a più mani, tenendo conto che il nostro autore non mancava di talento nel delineare la figura umana e concepire episodi storici o mitologici, con un gusto i cui esiti sono curiosamente classici e vicini a quelli di Romanelli. Bibliografia di riferimento: F. Zeri, La Galleria Pallavicino Rospigliosi in Roma, Firenze 1956, ad vocem L. Salerno, Pittori di paesaggio a Roma nel Seicento, Roma, 1977-1980, vol. II, A. Salucci, n. 79 L. Salerno, I pittori di vedute in Italia, Roma 1991, n. 19, pp. 56-57 G. Sestieri, Il Capriccio architettonico in Italia nel XVII e XVIII secolo, Roma 2015, pp. 230-231

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