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(Milano, 1635 - 1719) Mosè e il vitello d'oro Olio su tela, cm 117X148 Federico Bianchi fu allievo di Ercole Procaccini il giovane e protagonista della cultura tardo barocca milanese, assai elogiato dalle fonti storiche e che il Lanzi giudicò come uno dei migliori Milanesi del Seicento. La tela ritrae l'episodio biblico di Mosè e il vitello d'oro, la cui scena è visibile sul fondo, mentre in primo piano si stagliano le figure. I caratteri di stile suggeriscono una datazione alla maturità del pittore in analogia con le tele conservate presso il Museo d'Arte Antica del Castello Sforzesco di Milano raffiguranti Mosè salvato dalle acque e Rebecca al pozzo, che collocabili agli ultimi anni del Seicento si dichiarano un appiglio cronologico importante, anche se l'opera in esame sembrerebbe di poco posteriore (F. Frangi, in Museo d'Arte Antica del Castello Sforzesco. Pinacoteca, Electa, Milano 1999, III, pp. 39-41, nn. 504-505). Si possono altresì notare affinità stilistiche con le tele custodite nella chiesa milanese di Santa Maria del Carmine raffiguranti Onorio fonda l'Ordine dei Carmelitani e Gesù in gloria con Santa Teresa e San Giovanni. Bibliografia di riferimento: L. Lanzi, Storia pittorica d'Italia, Venezia 1839, IX p. 90