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(Genova, 1620 - Milano, 1664) Venere e Marte Olio su tela, cm 65X88 Anton Maria Vassallo è giustamente considerato il più fiammingo dei genovesi, in virtù della sua formazione con Vincent Malò, che di Rubens fu allievo. A lungo confuso con quella di altri artisti, la fisionomia pittorica del Vassallo ha preso forma grazie agli studi di Anna Orlando, evidenziando quanto il pittore sia fortemente debitore dei modelli di Rubens e Van Dyck ma altresì esponente di un ricercato naturalismo in chiave barocca con esiti di straordinaria eleganza (cfr. A. Orlando, Aggiornamenti per il più fiammingo dei naturamortisti genovesi: Anton Maria Vassallo (con novità sulla data di nascita e morte), in Argomenti di Storia dell'Arte, Quaderno della Scuola di Specializzazione in Storia dell'Arte della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Genova, 1993-2003, 2004, pp. 71-81- A. Orlando, Anton Maria Vassallo, Genova 1999 ; A. Orlando, Pittura fiammingo-genovese..., Torino 2012, pp. 160-167). Quanto mai rubensiano è anche il tema raffigurato, che descrive Venere e Marte con in primo piano un rutilante brano di natura morta raffigurante armature, spade e lance. L'opera si può collocare alla maturità del pittore, in analogia con il Venere e Marte che si abbracciano (cfr. Orlando. 1999, p. 141, n. II. 58) e con le tele raffiguranti il Ratto di Proserpina, Giunone e Argo e il Giudizio di Paride (cfr. A. Orlando, Anton Maria Vassallo pittore universale tra committenza pubblica, collezionismo privato e mercato dell'arte, in Anton Maria Vassallo. Un dipinto per la Galleria Nazionale della Liguria, catalogo della mostra a cura di G. Zanelli, Genova, 2018, pp. 26-63, figg. 9-11). Tuttavia, nel nostro caso la preziosità pittorica induce a giudicare il dipinto tra le migliori esecuzioni dell'artista.