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(Cremona, 1536 - 1591) Scena ridicola Olio su tela, cm 95X75 L'opera in esame replica la tela raffigurante il Mangiafagioli la cui versione autografa è andata dispersa ma è nota attraverso due copie antiche conservate presso il Szépmuvészeti Múzeum a Budapest e in una collezione privata bergamasca. Questa in esame è allora la terza redazione e attesta la fortuna illustrativa del dipinto. La composizione nasce dalla tradizione delle Pitture ridicole illustrate da Giovanni Paolo Lomazzo nel suo celebre trattato, ma altrettanto importante è quel sentimento naturalistico che permea la pittura norditaliana dell'epoca. La produzione di queste creazioni si colloca intorno al nono decennio, e Vincenzo Campi sembra reiterare le sue formule iconografiche descrivendo pescivendoli, mangia ricotta e fruttivendole inaugurando un genere assolutamente inedito nel panorama figurativo italiano. È altresì importante considerare quanto siano state fondamentali per la pittura naturalistica seicentesca queste immagini, tuttavia, in Campi emerge una narrativa irriverente, beffarda e talvolta licenziosa, la cui genesi è la Commedia dell'Arte, le 'Facetie ridicole' del Ruzante e dei racconti di Poncino della Torre. Bibliografia di riferimento: M. Kahn Rossi e F. Porzio, 'Rabisch. Il grottesco nell'arte del Cinquecento', catalogo della mostra, Milano 1998, ad vocem F. Paliaga, 'Vincenzo Campi scene dal quotidiano', catalogo della mostra, Milano 2000, ad vocem F. Porzio, 'Pitture ridicole. Scene di genere e cultura popolare', Milano 2008, ad vocem